HAARP E GEOINGEGNERIA: I PADRONI DEL CLIMA E LA GUERRA ALL’UMANITÀ


Hanno creato un mostro di nome HAARP che dicono di usare solo per scopi militari e fanno esperimenti sul Nucleo della Terra e sulla Ionosfera … Comunque influiscono sul campo magnetico terrestre (scusate se’ e poco).

Il sistema principale di antenne HAARP dislocato in Alaska puo’ scaricare una corrente di elettricità che varia da 100 mila ad 1 MILIONE DI MEGAWATT (questo e’ quanto hanno dichiarato, noi pensiamo che ne siano molti di piu’) .
(Hanno anche creato anche una piccola HAARP a Niscemi in Sicila).

Non ci vuole un un esperto di fisica per capire che:
INDIRIZZANDO TALI EMISSIONI DI SCARICHE DI ELETTRICITA’ COSI’ ELEVATE SIA SUL NUCLEO DELLA TERRA E SIA SULLA IONOSFERA CHE SI POSSONO CAUSARE EFFETTI MOLTO NEGATIVI NEL CAMPO MAGNETICO TERRESTRE PROVOCANDO IN MODO ARTIFICIALE :
TERREMOTI, URAGANI, INONDAZIONI SICCITÀ ecc.
Hanno creato di conseguenza il FEMA ovvero Federal Emergency Management Agency, l’Agenzia Federale degli Stati Uniti per la Gestione delle EMERGENZE CATASTROFICHE
Ha più di 800 campi di concentramento negli Stati Uniti.
LORO GIA’ CI AVVERTONO CHE CI SARANNO GRANDI CATASTROFI AMBIENTALI NEL MONDO .
COME LO SANNO ? HANNO LA SFERA MAGICA ? O SONO LORO LA SFERA MAGICA? 

Questo articolo prende le mosse dalle analisi di (vedi) Michel ChossudovskyProfessore di Economia all’Università di Ottawa. Chossudovsky, autore del bestseller internazionale «The Globalisation of Poverty», membro della Commissione economica delle Nazioni Unite per l’America latina ed i Caraibi (ECLAC) é di vari altri organismi di ricerca, è uno dei rari intellettuali che sa raccogliere con cognizione di causa le nuove sfide tecnologiche dell’establishment militare USA-NATO.
In particolare è uno dei pochissimi che ha preso seriamente in considerazione la problematica del progetto segreto HAARP, sul quale Nexus ha prodotto numerosi approfondimenti.

Il professore, da noi contattato, ha cortesemente avviato uno scambio di opinioni sugli effetti della strategia HAARP in Europa, con particolare riferimento all’Italia.
Chossudovsky ci ha chiarito che le cosiddette «scie chimiche» costituiscono soltanto un capitolo di HAARP e che sarebbe molto interessato alla documentazione sulla manipolazione climatica in Italia.
Benché consapevole dei limiti delle mie conoscenze climatologiche, considerato anche lo stato frammentario delle nostre conoscenze sulle scie chimiche sui cieli italiani, mi ritengo comunque armato di una buona dose di indignazione.

Tenterò di collegare le evidenti anomalie del nostro clima con un’ipotesi coerente con quanto si suppone al riguardo di HAARP.
Nel suo recente «Washington’s New World Order Weapons Have the Ability to Trigger Climate Change» (Le armi del Nuovo Ordine Mondiale di Washington possono innescare cambiamento climatici) apparso in internet nel 2000.(1)

Chossudovsky affermava che «intere economie nazionali potrebbero essere potenzialmente destabilizzate attraverso manipolazioni climatiche attuate dai punti di comando negli Stati Uniti»(ndr: affermazione fatta anche dal generale Fabio Mini nel 2012) Potremmo legittimamente domandarci se lo scenario italiano non stia già offrendo una tragica conferma di questi timori.

L’estate 2003 non è stata soltanto una delle più calde dell’ultimo secolo: è stata dominata da una siccità spaventosa, i cui segni premonitori erano percepibili fin dal primo semestre. Eppure ancora oggi (novembre 2003) non tutti i meteorologi concordano sul fatto che la piovosità sia stata decisamente inferiore. (ndr: a differenza di oggi – siccità del 2017)

Ad esempio, Meteo Avisio, in Trentino, afferma che possiamo dormire tranquilli: «Nonostante alcuni media parlino di precipitazioni molto scarse basandosi più che altro sulle apparenze, in realtà, guardando i dati, la pioggia caduta nell’estate 2003 è nel complesso nella norma» (2)

Forse le gardenie dell’osservatorio di San Michele all’Adige sono ancora fresche, ma per quanto? Questa mentalità da cortile non vede oltre il suo naso. Un’attenuante potrebbe essere l’andamento selettivo della siccità, a macchia di leopardo, ma una volta tanto – concedetemelo – persino i media hanno scritto la cosa giusta, quella che vedono tutte le persone dotate di buon senso: stiamo andando incontro a una siccità catastrofica.

Nell’estate 2003 il bacino padano ha conosciuto il suo minimo storico (3)

«Un fiume in agonia», così titolava qualcuno. Abbiamo già dimenticato? Nel Veneto orientale (particolarmente bersagliato delle chemtrails) la secca del fiume Brenta è assolutamente la più grave a memoria d’uomo.
I danni subiti dalla frutticoltura della fascia pedemontana ammontano a milioni di Euro (a caratteri cubitali sulla stampa locale (4).
Poiché un’emergenza idrica di tale gravità non può verificarsi per effetto di una sola stagione arida, risulta chiaro che la crisi dei bacini idrofluviali veneti proviene dalla prolungata siccità di almeno cinque anni consecutivi (1997-2002), depauperando così le falde.

Gli acquedotti ora predispongono piani di razionamento per il 2004 ed il prezzo dell’acqua sta già salendo. Altro che «apparenze»…

I dati sulla siccità incombente sono studiati a fondo dagli osservatori agricoli (5), dagli studi di settore che seguono l’andamento delle colture e la fertilità dei suoli evitando di cadere nei trabocchetti consolatori delle statistiche meteorologiche, che, aggiungendo le precipitazioni montane ai totali, presentano un mondo pacifico ed irreale. Intanto, alle basse quote, le colture vanno tranquillamente in malora….
Non pretendiamo che la siccità dipenda interamente da HAARP.
Non ignoriamo che la siccità nel bacino Mediterraneo è un fatto strutturale destinato a d aggravarsi nei decenni e nei secoli (6).
Sarebbe tuttavia miope negare che la situazione sembra essersi accelerata negli ultimi anni, aggravando situazioni già destabilizzate, come nel nostro Sud (7).
Si possono ipotizzare strategie segrete che abbiano come scopo l’indebolimento complessivo del nostro sistema agricolo e il depauperamento delle risorse idriche? A mio avviso, sì.

Scrive Chossudovsky: «Già negli anni ’70 il vecchio consigliere per la Sicurezza Nazionale Zbigniew Brzezinski aveva previsto nel suo libro “Tra Due Epoche” che: “La tecnologia renderà disponibile, per i leader delle maggiori nazioni, tecniche per condurre una guerra segreta, per la quale sarà necessario considerare solo una minima parte delle forze speciali (…) TECNICHE DI MODIFICAZIONE DEL CLIMA POTREBBERO ESSERE IMPIEGATE PER CAUSARE PROLUNGATI PERIODI DI SICCITÀ O TEMPESTA…”».

SICCITÀ ARTIFICIALE
Si può tentare di confrontare la mappa delle segnalazioni relative alle scie chimiche da varie parti d’Italia con quella della desertificazione.

Le concordanze sono inquietanti.
«In Sardegna l’annata 2001-2002 verrà ricordata come la più secca del secolo… quasi ovunque nell’isola è piovuto poco più della metà rispetto all’andamento medio dal 1900 ad oggi»(8). Poiché la Sardegna era già collocabile nelle zone a rischio di desertificazione, qualche scettico potrebbe rifiutarsi di considerare sorprendente questa segnalazione.
Ma che dire invece del brusco inaridimento climatico del Centro-Italia?
E’ già grave il caso dell’Umbria, dove si riscontrano molte segnalazioni di chemtrails. In Emilia-Romagna la siccità è da tempo oggetto di studi allarmati.
«Il rischio deserto – ha detto Maurizio Sciortino dell’ Enea – non si ferma a sud. Anche in Emilia Romagna si registrano perdite considerevoli di sostanze organiche dal suolo»(9).

La diminuzione delle riserve idriche in Emilia Romagna appariva drammatica già nell’estate del 2002 (10), a seguito di un ciclo di inverni troppo asciutti. Da uno studio del 1997 emergeva che «le precipitazioni annuali (sono) in diminuzione nell’ultimo decennio nell’intero territorio, con tendenza nell’ultimo quinquennio a maggiore diminuzione nella sulla pianura costiera – precipitazioni autunnali in aumento nell’ultimo decennio in montagna e nella pianura interna, mentre flessioni significative caratterizzano l’intero territorio nei rimanenti periodi dell’anno» (11).
Anche in questo caso colpisce la concomitante registrazione di una intensa attività chemtrails su tutta la zona.
Le chemtrails seguono un piano ragionato? Non ho mai pensato che si tratti di esperimenti a casaccio. Non stanno sperimentando, stanno applicando.
Anche se occorre estrema prudenza nel valutare i singoli tasselli, ho la sensazione che alla guida ci sia una strategia ben articolata, volta a destabilizzare l’economia delle regioni più ricche e produttive, in primo luogo quelle della pianura padana, il cuore dell’agricoltura cerearicola italiana.
In seconda battuta si nota un’attenzione all’indebolimento dei terreni dediti alla frutticoltura e alla vinicoltura.
Infine ci sono i bacini fluviali che probabilmente vengono anche minati a monte (chemtrails sui laghi del Nord).
Asuggello di questa prima, provvisoria ricognizione sul tema delle manipolazioni climatiche, citerò l’eccellente studio pubblicato nel 2001 da cinque ricercatori dell’ARPA (Agenzia Regionale di Prevenzione Ambientale) dell’Emilia Romagna, con l’emblematico titolo «Evidenza di cambiamenti climatici sul Nord Italia ».
Gli autori, Carlo Cacciamani, Marco Lazzeri, Andrea Selvini, Rodica Tomozeiu e Ambra Zuccherelli, concludevano il saggio con queste affermazioni:
«Il lavoro descritto in questo rapporto si basa sullo studio dei dati di temperatura e precipitazione registrati negli ultimi 40 anni in 30 stazioni localizzate nel nord Italia. (…)
Analizzando gli andamenti temporali si può notare… come le precipitazioni invernali e primaverili di tutte le aree siano diminuite negli ultimi 10 anni»(12).

Un’altra conferma che qualcosa nel clima è mutato bruscamente dopo il 1991.

Questa data viene ricordata anche come l’Anno Zero della dottrina del Nuovo Ordine Mondiale.

Sarà soltanto un caso?

NON SOLO EFFETTO-SERRA
«Non è soltanto una questione di effetto- serra», sosteneva Chossudovsky.
Anzi, le sentenze di colpevolezza a carico delle emissioni inquinanti, spesso sfoderate dagli organismi preposti alla tutela ambientale, rischiano davvero di confondere le idee.
Questo non implica ritenere ingenuamente che all’origine del global warming vi sia soltanto HAARP. 
Le élites militari ci nascondono molte conoscenze tecnologiche
, ma non sono ancora così onnipotenti come pretendono.

Il clima terrestre è un modello troppo complesso per esser dominato in tutte le sue variabili, alcune delle quali dipendono da cicli millenari.
Eppure il controllo di porzioni limitate di territorio potrebbe essere una faccenda relativamente agevole, avendo mezzi e tempo.

LA TECNOLOGIA ESISTE GIÀ e nemmeno ci si premura di nasconderla.
Negli USA esiste una società privata, la “Weather modification Inc.”, che fornisce su richiesta tutta la tecnologia per far piovere artificialmente(13).
Si adopera lo ioduro d’argento per provocare la coalescenza delle particelle umide.
Non dovrebbe destare meraviglia il fatto che esista anche la possibilità di ottenere l’opposto. Se questa ipotesi è vera, non si può continuare ed addossare la responsabilità della desertificazione all’effetto-serra o alla polluzione industriale.

Afferma Chossudovsky: “Nonostante esista un ampio corpo di conoscenze scientifiche, la questione della deliberata manipolazione climatica per uso militare non è mai diventata esplicitamente parte della agenda delle Nazioni Unitersui cambiamenti climatici. Né le delegazioni ufficiali né i gruppi ambientalisti partecipanti alla Conferenza sul Cambiamento Climatico all’Aia (novembre 2000) hanno sollevato la questione generale della “guerra climatica” o delle “tecniche di modificazione ambientali” (ENMOD) come rilevanti per una comprensione del cambiamento climatico (14).

Questa reticenza dovrebbe cessare.
Occorre aggiornare la propria agenda e far posto anche alle prospettive apparentemente più fantascientifiche.
Talvolta invece ci si rifugia nell’incredulità o nell’infantile illusione che si tratti soltanto di brutti sogni. “Questa faccenda delle chemtrails è solo fantapolitica. Sembra una sceneggiatura alla “X-files”: armi segrete, aerei fantasma, servizi segreti roba già vista…”. Comprendo questi sentimenti. Li ho nutriti anch’io per molti anni, quando non volevo aprire gli occhi.
Purtroppo le scie chimiche non sono un film.

Altra obiezione apparentemente ragionevole: chi paga il conto?

Facciamo due calcoli: per le migliaia di voli giornalieri (su una zona sono stati contati fino a 50 voli al giorno) occorrono piloti freschi, molto carburante e moltissimi barili di quel magico aerosol al bario che sembra in grado prosciugare le nuvole.
Il tutto moltiplicato un numero imprecisato di anni, non meno di cinque-sei. Il conto è nell’ordine di centinaia di milioni di dollari. Chi se li può permettere? Qualcuno chiederà: a che pro dilapidare tanto denaro? La siccità si realizzerebbe da sola, grazie all’effetto-serra. Obietterei al primo punto:se occorrono tanti soldi, significa soltanto che il progetto è assolutamente vitale per il mantenimento di precisi interessi, senza scadenza.
Quei soldi non sono «troppi »: sono quelli giusti.
Qualcuno ci guadagnerà abbastanza da rifarsi.
Al secondo punto replicherei: siamo proprio sicuri dello scenario climatico?
La siccità giungerebbe altrettanto certa e rapida anche senza HAARP? 
Vediamo che cosa ipotizzavano i climatologi qualche anno fa.

PREVISIONI SBALLATE
Tra gli scenari previsti per il periodo compreso tra il 2000 ed il 2100 molti contemplano l’innalzamento della temperatura da un minimo di 0,06 Co per decennio ad un massimo di 0,8 per decennio (15).
Fin qui nulla da eccepire.
Le stranezze cominciano quando si passa alle previsioni sulle precipitazioni. Secondo alcuni autorevoli studiosi avremmo dovuto munirci di impermeabile tascabile: «In un rapporto sullo stato del clima in Italia (Impact of Future Climate Change in Italy, 1995)… potrebbero cambiare le temperature e i livelli di precipitazione…
L’Università della Columbia aveva preso in considerazione tre modelli atmosferici…
– Secondo il modello GFDL (Geophysical Fluid Dynamics Laboratory, autori Manabe e Weatherland, 1987)… le precipitazioni aumenterebbero del 15% come valore massimo registrabile al nord in inverno, per calare anche del 30% in estate nelle regioni del sud.

– Il modello GISS (NASA- Goddard Institute for Space Studies, autori Hansen ed altri, 1983)… suggerisce un aumento delle precipitazioni di circa il 15%16. E’ veramente curioso che tali previsioni risultino contraddette dai fatti.

Erano sbagliati quei modelli? Non credo. Era ragionevole prevedere era una tropicalizzazione del clima italiano, almeno nella pianura padana. 
Oggi invece assistiamo a fenomeni «africani»
, come fiumi che si prosciugano e zone fertili che inaridiscono. Tutto normale? Non mi sembra che i conti tornino. A quale scenario dobbiamo credere?

UNA STRANA SICCITÀ
Avete osservato bene il comportamento delle nuvole sul Nord Italia nella torrida estate del 2003? Se una desertificazione di tipo africano (modello Sahara) doveva aver luogo proprio in quel momento, come mai il cielo era così ingombro di nuvole, gravide di pioggia, senza che piovesse una sola goccia?
Sarebbe stato più logico che non ci fossero nubi affatto.
Che dire dei cieli tempestosi, solcati da scariche elettriche?
Che dire dei turbini di vento e polvere che lasciano cadere solo poche gocce sabbiose?
Che dire dell’insolita forma «pettinata» assunta dalle nubi?
Ma lo sappiamo ancora guardare il cielo? In tutta la mia vita non ho mai visto fenomeni così strani.

Come viene spiegata la pioggia dalle teorie attuali?
I testi scolastici dicono che le nubi provocano la pioggia in tre casi:
1) quando le gocce di vapore in sospensione attraversano strati più caldi dell’atmosfera e quindi precipitano trasformandosi in acqua;
2) quando i cristalli di ghiaccio in sospensione nelle nubi più fredde attirano le goccioline di vapore, si riscaldano e quindi lasciano cadere acqua;
3) quando le gocce di vapore sono soggette ad una pressione atmosferica che le comprime e le costringe a rilasciare acqua.

Se questa è la spiegazione, per quale accidente di motivo non ha mai piovuto per tutta l’estate (il caldo non mancava di certo), senza un solo temporale degno di questo nome?

Quando si va ad approfondire un argomento, si scopre immancabilmente che esistono alcune «teorie in conflitto» e che non tutto è ovvio come sembrava.
Per esempio, non si sa ancora come si caricano elettricamente le nubi.

Non è cosa da poco, perché la struttura elettrica dell’atmosfera è importante anche ai fini del clima.
«Durante le giornate di tempo buono (fair weather), esiste una differenza di potenziale dai 200.000 ai 500.000 Volts fra la superficie della terra e la ionosfera (80 Km). Con associata una corrente di circa 2 pA/m2. Questa differenza di potenziale è mantenuta dall’attività temporalesca. (…)

Come si caricano elettricamente le nubi?

E’ un fenomeno non del tutto studiato e capito. Ci sono due teorie per spiegare il motivo per cui una nube temporalesca acquista carica elettrica (positiva alla sua sommità, negativa alla base).
Secondo la teoria convettiva gli ioni liberi nell’atmosfera sono catturati dalle goccioline d’acqua e quindi portati dalle correnti convettive interne alle nubi, creando così le regioni cariche.
Secondo la teoria gravitazionale invece le particelle cariche negativamente sono più pesanti di quelle cariche positivamente e quindi si separano a causa della forza di gravità. Secondo questa teoria ci devono essere processi di scambio di carica elettrica fra particelle di diversa dimensione.
Quando particelle di ghiaccio calde e fredde entrano in contatto, le particelle più fredde (cristalli di ghiaccio) si caricano di segno più, mentre le più calde (grandine, nevischio, graupel) di segno meno.
Anche se questa è oggi la teoria più quotata, sembra non essere del tutto soddisfacente (ad esempio non spiega i fulmini osservati nelle nuvole con assenza di ghiaccio).
Le teorie sono ancora troppo speculative e c’è bisogno di ulteriori misure sia nelle nuvole sia di più accurate esperienze di laboratorio.
Con l’avanzare delle ricerche sembra tuttavia che la spiegazione vada ricercata in una combinazione di meccanismi»(17).
Sono solo un profano e non un fisico, ma ad occhio e croce si direbbe che la polarizzazione elettrica delle nubi sia collegabile con le precipitazioni. 
Se trovassi un modo per impedire o alterare il processo di scambio fra le particelle potrei far sì che non piovano mai gocce, al massimo qualche chicco di grandine.

Il che è esattamente ciò che ho visto verificarsi nella zona in cui vivo.
Sarà un caso? Sarà anche un caso che si ipotizzi un “bombardamento » magnetico sulle nubi? Sarà questa la spiegazione della siccità? 
Stanno adoperando le ricerche avveniristiche di Nikola Tesla?
 Non sono in grado di rispondere, ma con buon senso mi limito a ripetere: “Nuvole così, non le ho mai viste prima».

CONCLUSIONI
Stiamo parlando quindi di una accelerazione abnorme della riduzione della piovosità in alcune zone del nostro paese.
Una desertificazione forzata, che non ha niente a che vedere con gli scenari dei macro-cicli climatici.
A chi può giovare un tale disastro ambientale?
Si possono avanzare molte ipotesi intrecciate: guerra economica contro l’Europa. Favoreggiamento della privatizzazione idrica(dopo la drastica riduzione delle nostre risorse…), imposizione di sementi OGM resistenti al secco in un mercato stremato e ricattabile”(davvero compassionevole ed umanitario, il nostro biotech…).
Sono solo ipotesi.
Ammetto che sottintendono giudizi poco onorevoli nei confronti di questi crimini. In ogni caso non coinvolgono sentimenti negativi verso il popolo americano, che è stata la prima vittima di questa politica (18).

Dalle ipotesi ai fatti verificati.
Parliamo di scie reali e concrete, prodotte da ugelli laterali di velivoli in dotazione della NATOridipinti di bianco e non autorizzati.
Parliamo di migliaia è migliaia di voli su una superficie di territorio che nessuno saprebbe quantificare.
Parliamo di attività diurne e notturne, condotte sopra le nostre (alquanto distratte) teste, tutti i giorni della settimana, a Pasqua, a Natale e quando il Papa è morto.
Parliamo di un’attività inesistente per i media e fotografata soltanto da privati cittadini.
Parliamo di cecità dei nostri controllori di volo.

Ustica al confronto è un’allegra scampagnata tra collegiali. Ed infine: non ci sono UFO in questo film

Enrico Corbi

NOTE.
1) Disponibile all’url: http://emperorsclothes.com/articles/chuss/haarp.htm
In italiano al sito: http://www.intermarx.com/ossinter/clima.htm.
2) www.meteoavisio.it. dalla homepage, mese di novembre 2003.
3) Si veda un qualunque quotidiano nazionale dello scorso mese di luglio.
Il dibattito ferve anche in autunno nelle zone, direttamente interessate dal problema. Si veda ad esempio www.festareggio.it. «Rivogliamo il nostro fiume».
4) si vedano le pagine vicentine e bassanesi del Gazzettino, dalla fine di agosto agli inizi di settembre 2003.
5) Si veda il programma di ricerca Climagri (www.climagri.it) dal quale si possono desumere prospettive allarmanti per l’agricoltura italiana.
6) Cfr. gli atti del recente convegno romano «Giornata dell’Acqua 2003» Accademia dei Lincei, marzo 2003.
7) Cfr La Repubblica online, l’articolo del 12/7/2002, Siccità, l’emergenza sale dal sud al centro.htm: “Un nuovo monitòraggio (della Coldiretti) ha rilevato che negli invasi del sud manca quasi un miliardo di metri cubi d’acqua».
8) Ibidem.
9) Da «Il Sahara di casa nostra.htm» articolo apparso l’ 8/2/2000.
1O) Si veda la Delibera di Giunta 3 Regionale dell’Emilia-Romagna n.2003/1551 – protocollato il 28/7/2003. Oggetto: D.M. 26/2/02 – siccita’ – maggiorazione delle attribuzioni di carburante agricolo agevolato. «Si è reso necessario effettuare irrigazioni di soccorso oltre a quelle normalmente effettuate».
11) http://www.mete089.it/aer/ar : taer25.htm Gianfranco Simonini di clima in Emilia-Romagna: dai dati termopluviometrici dell’ultimo decennio », novembre 1997.
12) Quaderno Tecnico ARPA-SMR nO04/2001 pag.29. Il documento è disponibile on-line presso il sito: www.regione.emilia-romagna.it arparivista.
13) Vedi l’articolo apparso su L’Unione Sarda online, 18/06/2002, «Guerra alle nuvole per la pioggia artificiale».
14) Michel Chossudovsky, Guerre climatiche, etc. in http://www.intermarx.com/ossinter/clima.htm
15) Jeremy Legget (a cura di) «Il rapporto Greenpeace sul riscaldamento della terra», 1992, p.118.
16) Dal sito http://www.greenpeace.it/archivio/clima/serra.htm
17) Renzo Bellina, «Tuoni& Fulmini» al sito Meteo89
18) Si consulti il sito http://www.desertification.it . Una notizia apparsa sul Washington Post del 14/03/2002.
L’articolista, Steven Ginsberg , riporta che in molti stati americani, come la Virginia, il New Jersey e la Pennsylvania, la persistente siccità che ha abbassato di molto il livello dei serbatoi e diminuita la portata dei fiumi, ha spinto le autorità locali a intraprendere una politica di risparmio dell’acqua, raccomandando ai cittadini di diminuirne il consumo e chiedendo all’Agenzia di Stato e alla altre istituzioni preposte di effettuare un maggior controllo sull’uso della risorsa. La situazione non è grave e non si può ancora parlare di emergenza; ma i bollettini sulle precipitazioni prevedono che il periodo di siccità si protrarrà ancora per molto e il livello di molti fiumi ha ormai raggiunto il minimo storico.

Articolo del 3 gennaio 2004, tratto dall’inserto del periodico Nexus Anno IX N.47

https://youtu.be/nXTxH0iY33Y

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Hanno creato un mostro di nome HAARP che dicono di usare solo per scopi militari e fanno esperimenti sul Nucleo della Terra e sulla Ionosfera … Comunque influiscono sul campo magnetico terrestre (scusate se’ e poco).

Il sistema principale di antenne HAARP dislocato in Alaska puo’ scaricare una corrente di elettricità che varia da 100 mila ad 1 MILIONE DI MEGAWATT (questo e’ quanto hanno dichiarato, noi pensiamo che ne siano molti di piu’) .
(Hanno anche creato anche una piccola HAARP a Niscemi in Sicila).

Non ci vuole un un esperto di fisica per capire che:
INDIRIZZANDO TALI EMISSIONI DI SCARICHE DI ELETTRICITA’ COSI’ ELEVATE SIA SUL NUCLEO DELLA TERRA E SIA SULLA IONOSFERA CHE SI POSSONO CAUSARE EFFETTI MOLTO NEGATIVI NEL CAMPO MAGNETICO TERRESTRE PROVOCANDO IN MODO ARTIFICIALE :
TERREMOTI, URAGANI, INONDAZIONI SICCITÀ ecc.
Hanno creato di conseguenza il FEMA ovvero Federal Emergency Management Agency, l’Agenzia Federale degli Stati Uniti per la Gestione delle EMERGENZE CATASTROFICHE
Ha più di 800 campi di concentramento negli Stati Uniti.
LORO GIA’ CI AVVERTONO CHE CI SARANNO GRANDI CATASTROFI AMBIENTALI NEL MONDO .
COME LO SANNO ? HANNO LA SFERA MAGICA ? O SONO LORO LA SFERA MAGICA? 

Questo articolo prende le mosse dalle analisi di (vedi) Michel ChossudovskyProfessore di Economia all’Università di Ottawa. Chossudovsky, autore del bestseller internazionale «The Globalisation of Poverty», membro della Commissione economica delle Nazioni Unite per l’America latina ed i Caraibi (ECLAC) é di vari altri organismi di ricerca, è uno dei rari intellettuali che sa raccogliere con cognizione di causa le nuove sfide tecnologiche dell’establishment militare USA-NATO.
In particolare è uno dei pochissimi che ha preso seriamente in considerazione la problematica del progetto segreto HAARP, sul quale Nexus ha prodotto numerosi approfondimenti.

Il professore, da noi contattato, ha cortesemente avviato uno scambio di opinioni sugli effetti della strategia HAARP in Europa, con particolare riferimento all’Italia.
Chossudovsky ci ha chiarito che le cosiddette «scie chimiche» costituiscono soltanto un capitolo di HAARP e che sarebbe molto interessato alla documentazione sulla manipolazione climatica in Italia.
Benché consapevole dei limiti delle mie conoscenze climatologiche, considerato anche lo stato frammentario delle nostre conoscenze sulle scie chimiche sui cieli italiani, mi ritengo comunque armato di una buona dose di indignazione.

Tenterò di collegare le evidenti anomalie del nostro clima con un’ipotesi coerente con quanto si suppone al riguardo di HAARP.
Nel suo recente «Washington’s New World Order Weapons Have the Ability to Trigger Climate Change» (Le armi del Nuovo Ordine Mondiale di Washington possono innescare cambiamento climatici) apparso in internet nel 2000.(1)

Chossudovsky affermava che «intere economie nazionali potrebbero essere potenzialmente destabilizzate attraverso manipolazioni climatiche attuate dai punti di comando negli Stati Uniti»(ndr: affermazione fatta anche dal generale Fabio Mini nel 2012) Potremmo legittimamente domandarci se lo scenario italiano non stia già offrendo una tragica conferma di questi timori.

L’estate 2003 non è stata soltanto una delle più calde dell’ultimo secolo: è stata dominata da una siccità spaventosa, i cui segni premonitori erano percepibili fin dal primo semestre. Eppure ancora oggi (novembre 2003) non tutti i meteorologi concordano sul fatto che la piovosità sia stata decisamente inferiore. (ndr: a differenza di oggi – siccità del 2017)

Ad esempio, Meteo Avisio, in Trentino, afferma che possiamo dormire tranquilli: «Nonostante alcuni media parlino di precipitazioni molto scarse basandosi più che altro sulle apparenze, in realtà, guardando i dati, la pioggia caduta nell’estate 2003 è nel complesso nella norma» (2)

Forse le gardenie dell’osservatorio di San Michele all’Adige sono ancora fresche, ma per quanto? Questa mentalità da cortile non vede oltre il suo naso. Un’attenuante potrebbe essere l’andamento selettivo della siccità, a macchia di leopardo, ma una volta tanto – concedetemelo – persino i media hanno scritto la cosa giusta, quella che vedono tutte le persone dotate di buon senso: stiamo andando incontro a una siccità catastrofica.

Nell’estate 2003 il bacino padano ha conosciuto il suo minimo storico (3)

«Un fiume in agonia», così titolava qualcuno. Abbiamo già dimenticato? Nel Veneto orientale (particolarmente bersagliato delle chemtrails) la secca del fiume Brenta è assolutamente la più grave a memoria d’uomo.
I danni subiti dalla frutticoltura della fascia pedemontana ammontano a milioni di Euro (a caratteri cubitali sulla stampa locale (4).
Poiché un’emergenza idrica di tale gravità non può verificarsi per effetto di una sola stagione arida, risulta chiaro che la crisi dei bacini idrofluviali veneti proviene dalla prolungata siccità di almeno cinque anni consecutivi (1997-2002), depauperando così le falde.

Gli acquedotti ora predispongono piani di razionamento per il 2004 ed il prezzo dell’acqua sta già salendo. Altro che «apparenze»…

I dati sulla siccità incombente sono studiati a fondo dagli osservatori agricoli (5), dagli studi di settore che seguono l’andamento delle colture e la fertilità dei suoli evitando di cadere nei trabocchetti consolatori delle statistiche meteorologiche, che, aggiungendo le precipitazioni montane ai totali, presentano un mondo pacifico ed irreale. Intanto, alle basse quote, le colture vanno tranquillamente in malora….
Non pretendiamo che la siccità dipenda interamente da HAARP.
Non ignoriamo che la siccità nel bacino Mediterraneo è un fatto strutturale destinato a d aggravarsi nei decenni e nei secoli (6).
Sarebbe tuttavia miope negare che la situazione sembra essersi accelerata negli ultimi anni, aggravando situazioni già destabilizzate, come nel nostro Sud (7).
Si possono ipotizzare strategie segrete che abbiano come scopo l’indebolimento complessivo del nostro sistema agricolo e il depauperamento delle risorse idriche? A mio avviso, sì.

Scrive Chossudovsky: «Già negli anni ’70 il vecchio consigliere per la Sicurezza Nazionale Zbigniew Brzezinski aveva previsto nel suo libro “Tra Due Epoche” che: “La tecnologia renderà disponibile, per i leader delle maggiori nazioni, tecniche per condurre una guerra segreta, per la quale sarà necessario considerare solo una minima parte delle forze speciali (…) TECNICHE DI MODIFICAZIONE DEL CLIMA POTREBBERO ESSERE IMPIEGATE PER CAUSARE PROLUNGATI PERIODI DI SICCITÀ O TEMPESTA…”».

SICCITÀ ARTIFICIALE
Si può tentare di confrontare la mappa delle segnalazioni relative alle scie chimiche da varie parti d’Italia con quella della desertificazione.

Le concordanze sono inquietanti.
«In Sardegna l’annata 2001-2002 verrà ricordata come la più secca del secolo… quasi ovunque nell’isola è piovuto poco più della metà rispetto all’andamento medio dal 1900 ad oggi»(8). Poiché la Sardegna era già collocabile nelle zone a rischio di desertificazione, qualche scettico potrebbe rifiutarsi di considerare sorprendente questa segnalazione.
Ma che dire invece del brusco inaridimento climatico del Centro-Italia?
E’ già grave il caso dell’Umbria, dove si riscontrano molte segnalazioni di chemtrails. In Emilia-Romagna la siccità è da tempo oggetto di studi allarmati.
«Il rischio deserto – ha detto Maurizio Sciortino dell’ Enea – non si ferma a sud. Anche in Emilia Romagna si registrano perdite considerevoli di sostanze organiche dal suolo»(9).

La diminuzione delle riserve idriche in Emilia Romagna appariva drammatica già nell’estate del 2002 (10), a seguito di un ciclo di inverni troppo asciutti. Da uno studio del 1997 emergeva che «le precipitazioni annuali (sono) in diminuzione nell’ultimo decennio nell’intero territorio, con tendenza nell’ultimo quinquennio a maggiore diminuzione nella sulla pianura costiera – precipitazioni autunnali in aumento nell’ultimo decennio in montagna e nella pianura interna, mentre flessioni significative caratterizzano l’intero territorio nei rimanenti periodi dell’anno» (11).
Anche in questo caso colpisce la concomitante registrazione di una intensa attività chemtrails su tutta la zona.
Le chemtrails seguono un piano ragionato? Non ho mai pensato che si tratti di esperimenti a casaccio. Non stanno sperimentando, stanno applicando.
Anche se occorre estrema prudenza nel valutare i singoli tasselli, ho la sensazione che alla guida ci sia una strategia ben articolata, volta a destabilizzare l’economia delle regioni più ricche e produttive, in primo luogo quelle della pianura padana, il cuore dell’agricoltura cerearicola italiana.
In seconda battuta si nota un’attenzione all’indebolimento dei terreni dediti alla frutticoltura e alla vinicoltura.
Infine ci sono i bacini fluviali che probabilmente vengono anche minati a monte (chemtrails sui laghi del Nord).
Asuggello di questa prima, provvisoria ricognizione sul tema delle manipolazioni climatiche, citerò l’eccellente studio pubblicato nel 2001 da cinque ricercatori dell’ARPA (Agenzia Regionale di Prevenzione Ambientale) dell’Emilia Romagna, con l’emblematico titolo «Evidenza di cambiamenti climatici sul Nord Italia ».
Gli autori, Carlo Cacciamani, Marco Lazzeri, Andrea Selvini, Rodica Tomozeiu e Ambra Zuccherelli, concludevano il saggio con queste affermazioni:
«Il lavoro descritto in questo rapporto si basa sullo studio dei dati di temperatura e precipitazione registrati negli ultimi 40 anni in 30 stazioni localizzate nel nord Italia. (…)
Analizzando gli andamenti temporali si può notare… come le precipitazioni invernali e primaverili di tutte le aree siano diminuite negli ultimi 10 anni»(12).

Un’altra conferma che qualcosa nel clima è mutato bruscamente dopo il 1991.

Questa data viene ricordata anche come l’Anno Zero della dottrina del Nuovo Ordine Mondiale.

Sarà soltanto un caso?

NON SOLO EFFETTO-SERRA
«Non è soltanto una questione di effetto- serra», sosteneva Chossudovsky.
Anzi, le sentenze di colpevolezza a carico delle emissioni inquinanti, spesso sfoderate dagli organismi preposti alla tutela ambientale, rischiano davvero di confondere le idee.
Questo non implica ritenere ingenuamente che all’origine del global warming vi sia soltanto HAARP. 
Le élites militari ci nascondono molte conoscenze tecnologiche
, ma non sono ancora così onnipotenti come pretendono.

Il clima terrestre è un modello troppo complesso per esser dominato in tutte le sue variabili, alcune delle quali dipendono da cicli millenari.
Eppure il controllo di porzioni limitate di territorio potrebbe essere una faccenda relativamente agevole, avendo mezzi e tempo.

LA TECNOLOGIA ESISTE GIÀ e nemmeno ci si premura di nasconderla.
Negli USA esiste una società privata, la “Weather modification Inc.”, che fornisce su richiesta tutta la tecnologia per far piovere artificialmente(13).
Si adopera lo ioduro d’argento per provocare la coalescenza delle particelle umide.
Non dovrebbe destare meraviglia il fatto che esista anche la possibilità di ottenere l’opposto. Se questa ipotesi è vera, non si può continuare ed addossare la responsabilità della desertificazione all’effetto-serra o alla polluzione industriale.

Afferma Chossudovsky: “Nonostante esista un ampio corpo di conoscenze scientifiche, la questione della deliberata manipolazione climatica per uso militare non è mai diventata esplicitamente parte della agenda delle Nazioni Unitersui cambiamenti climatici. Né le delegazioni ufficiali né i gruppi ambientalisti partecipanti alla Conferenza sul Cambiamento Climatico all’Aia (novembre 2000) hanno sollevato la questione generale della “guerra climatica” o delle “tecniche di modificazione ambientali” (ENMOD) come rilevanti per una comprensione del cambiamento climatico (14).

Questa reticenza dovrebbe cessare.
Occorre aggiornare la propria agenda e far posto anche alle prospettive apparentemente più fantascientifiche.
Talvolta invece ci si rifugia nell’incredulità o nell’infantile illusione che si tratti soltanto di brutti sogni. “Questa faccenda delle chemtrails è solo fantapolitica. Sembra una sceneggiatura alla “X-files”: armi segrete, aerei fantasma, servizi segreti roba già vista…”. Comprendo questi sentimenti. Li ho nutriti anch’io per molti anni, quando non volevo aprire gli occhi.
Purtroppo le scie chimiche non sono un film.

Altra obiezione apparentemente ragionevole: chi paga il conto?

Facciamo due calcoli: per le migliaia di voli giornalieri (su una zona sono stati contati fino a 50 voli al giorno) occorrono piloti freschi, molto carburante e moltissimi barili di quel magico aerosol al bario che sembra in grado prosciugare le nuvole.
Il tutto moltiplicato un numero imprecisato di anni, non meno di cinque-sei. Il conto è nell’ordine di centinaia di milioni di dollari. Chi se li può permettere? Qualcuno chiederà: a che pro dilapidare tanto denaro? La siccità si realizzerebbe da sola, grazie all’effetto-serra. Obietterei al primo punto:se occorrono tanti soldi, significa soltanto che il progetto è assolutamente vitale per il mantenimento di precisi interessi, senza scadenza.
Quei soldi non sono «troppi »: sono quelli giusti.
Qualcuno ci guadagnerà abbastanza da rifarsi.
Al secondo punto replicherei: siamo proprio sicuri dello scenario climatico?
La siccità giungerebbe altrettanto certa e rapida anche senza HAARP? 
Vediamo che cosa ipotizzavano i climatologi qualche anno fa.

PREVISIONI SBALLATE
Tra gli scenari previsti per il periodo compreso tra il 2000 ed il 2100 molti contemplano l’innalzamento della temperatura da un minimo di 0,06 Co per decennio ad un massimo di 0,8 per decennio (15).
Fin qui nulla da eccepire.
Le stranezze cominciano quando si passa alle previsioni sulle precipitazioni. Secondo alcuni autorevoli studiosi avremmo dovuto munirci di impermeabile tascabile: «In un rapporto sullo stato del clima in Italia (Impact of Future Climate Change in Italy, 1995)… potrebbero cambiare le temperature e i livelli di precipitazione…
L’Università della Columbia aveva preso in considerazione tre modelli atmosferici…
– Secondo il modello GFDL (Geophysical Fluid Dynamics Laboratory, autori Manabe e Weatherland, 1987)… le precipitazioni aumenterebbero del 15% come valore massimo registrabile al nord in inverno, per calare anche del 30% in estate nelle regioni del sud.

– Il modello GISS (NASA- Goddard Institute for Space Studies, autori Hansen ed altri, 1983)… suggerisce un aumento delle precipitazioni di circa il 15%16. E’ veramente curioso che tali previsioni risultino contraddette dai fatti.

Erano sbagliati quei modelli? Non credo. Era ragionevole prevedere era una tropicalizzazione del clima italiano, almeno nella pianura padana. 
Oggi invece assistiamo a fenomeni «africani»
, come fiumi che si prosciugano e zone fertili che inaridiscono. Tutto normale? Non mi sembra che i conti tornino. A quale scenario dobbiamo credere?

UNA STRANA SICCITÀ
Avete osservato bene il comportamento delle nuvole sul Nord Italia nella torrida estate del 2003? Se una desertificazione di tipo africano (modello Sahara) doveva aver luogo proprio in quel momento, come mai il cielo era così ingombro di nuvole, gravide di pioggia, senza che piovesse una sola goccia?
Sarebbe stato più logico che non ci fossero nubi affatto.
Che dire dei cieli tempestosi, solcati da scariche elettriche?
Che dire dei turbini di vento e polvere che lasciano cadere solo poche gocce sabbiose?
Che dire dell’insolita forma «pettinata» assunta dalle nubi?
Ma lo sappiamo ancora guardare il cielo? In tutta la mia vita non ho mai visto fenomeni così strani.

Come viene spiegata la pioggia dalle teorie attuali?
I testi scolastici dicono che le nubi provocano la pioggia in tre casi:
1) quando le gocce di vapore in sospensione attraversano strati più caldi dell’atmosfera e quindi precipitano trasformandosi in acqua;
2) quando i cristalli di ghiaccio in sospensione nelle nubi più fredde attirano le goccioline di vapore, si riscaldano e quindi lasciano cadere acqua;
3) quando le gocce di vapore sono soggette ad una pressione atmosferica che le comprime e le costringe a rilasciare acqua.

Se questa è la spiegazione, per quale accidente di motivo non ha mai piovuto per tutta l’estate (il caldo non mancava di certo), senza un solo temporale degno di questo nome?

Quando si va ad approfondire un argomento, si scopre immancabilmente che esistono alcune «teorie in conflitto» e che non tutto è ovvio come sembrava.
Per esempio, non si sa ancora come si caricano elettricamente le nubi.

Non è cosa da poco, perché la struttura elettrica dell’atmosfera è importante anche ai fini del clima.
«Durante le giornate di tempo buono (fair weather), esiste una differenza di potenziale dai 200.000 ai 500.000 Volts fra la superficie della terra e la ionosfera (80 Km). Con associata una corrente di circa 2 pA/m2. Questa differenza di potenziale è mantenuta dall’attività temporalesca. (…)

Come si caricano elettricamente le nubi?

E’ un fenomeno non del tutto studiato e capito. Ci sono due teorie per spiegare il motivo per cui una nube temporalesca acquista carica elettrica (positiva alla sua sommità, negativa alla base).
Secondo la teoria convettiva gli ioni liberi nell’atmosfera sono catturati dalle goccioline d’acqua e quindi portati dalle correnti convettive interne alle nubi, creando così le regioni cariche.
Secondo la teoria gravitazionale invece le particelle cariche negativamente sono più pesanti di quelle cariche positivamente e quindi si separano a causa della forza di gravità. Secondo questa teoria ci devono essere processi di scambio di carica elettrica fra particelle di diversa dimensione.
Quando particelle di ghiaccio calde e fredde entrano in contatto, le particelle più fredde (cristalli di ghiaccio) si caricano di segno più, mentre le più calde (grandine, nevischio, graupel) di segno meno.
Anche se questa è oggi la teoria più quotata, sembra non essere del tutto soddisfacente (ad esempio non spiega i fulmini osservati nelle nuvole con assenza di ghiaccio).
Le teorie sono ancora troppo speculative e c’è bisogno di ulteriori misure sia nelle nuvole sia di più accurate esperienze di laboratorio.
Con l’avanzare delle ricerche sembra tuttavia che la spiegazione vada ricercata in una combinazione di meccanismi»(17).
Sono solo un profano e non un fisico, ma ad occhio e croce si direbbe che la polarizzazione elettrica delle nubi sia collegabile con le precipitazioni. 
Se trovassi un modo per impedire o alterare il processo di scambio fra le particelle potrei far sì che non piovano mai gocce, al massimo qualche chicco di grandine.

Il che è esattamente ciò che ho visto verificarsi nella zona in cui vivo.
Sarà un caso? Sarà anche un caso che si ipotizzi un “bombardamento » magnetico sulle nubi? Sarà questa la spiegazione della siccità? 
Stanno adoperando le ricerche avveniristiche di Nikola Tesla?
 Non sono in grado di rispondere, ma con buon senso mi limito a ripetere: “Nuvole così, non le ho mai viste prima».

CONCLUSIONI
Stiamo parlando quindi di una accelerazione abnorme della riduzione della piovosità in alcune zone del nostro paese.
Una desertificazione forzata, che non ha niente a che vedere con gli scenari dei macro-cicli climatici.
A chi può giovare un tale disastro ambientale?
Si possono avanzare molte ipotesi intrecciate: guerra economica contro l’Europa. Favoreggiamento della privatizzazione idrica(dopo la drastica riduzione delle nostre risorse…), imposizione di sementi OGM resistenti al secco in un mercato stremato e ricattabile”(davvero compassionevole ed umanitario, il nostro biotech…).
Sono solo ipotesi.
Ammetto che sottintendono giudizi poco onorevoli nei confronti di questi crimini. In ogni caso non coinvolgono sentimenti negativi verso il popolo americano, che è stata la prima vittima di questa politica (18).

Dalle ipotesi ai fatti verificati.
Parliamo di scie reali e concrete, prodotte da ugelli laterali di velivoli in dotazione della NATOridipinti di bianco e non autorizzati.
Parliamo di migliaia è migliaia di voli su una superficie di territorio che nessuno saprebbe quantificare.
Parliamo di attività diurne e notturne, condotte sopra le nostre (alquanto distratte) teste, tutti i giorni della settimana, a Pasqua, a Natale e quando il Papa è morto.
Parliamo di un’attività inesistente per i media e fotografata soltanto da privati cittadini.
Parliamo di cecità dei nostri controllori di volo.

Ustica al confronto è un’allegra scampagnata tra collegiali. Ed infine: non ci sono UFO in questo film

Enrico Corbi

NOTE.
1) Disponibile all’url: http://emperorsclothes.com/articles/chuss/haarp.htm
In italiano al sito: http://www.intermarx.com/ossinter/clima.htm.
2) www.meteoavisio.it. dalla homepage, mese di novembre 2003.
3) Si veda un qualunque quotidiano nazionale dello scorso mese di luglio.
Il dibattito ferve anche in autunno nelle zone, direttamente interessate dal problema. Si veda ad esempio www.festareggio.it. «Rivogliamo il nostro fiume».
4) si vedano le pagine vicentine e bassanesi del Gazzettino, dalla fine di agosto agli inizi di settembre 2003.
5) Si veda il programma di ricerca Climagri (www.climagri.it) dal quale si possono desumere prospettive allarmanti per l’agricoltura italiana.
6) Cfr. gli atti del recente convegno romano «Giornata dell’Acqua 2003» Accademia dei Lincei, marzo 2003.
7) Cfr La Repubblica online, l’articolo del 12/7/2002, Siccità, l’emergenza sale dal sud al centro.htm: “Un nuovo monitòraggio (della Coldiretti) ha rilevato che negli invasi del sud manca quasi un miliardo di metri cubi d’acqua».
8) Ibidem.
9) Da «Il Sahara di casa nostra.htm» articolo apparso l’ 8/2/2000.
1O) Si veda la Delibera di Giunta 3 Regionale dell’Emilia-Romagna n.2003/1551 – protocollato il 28/7/2003. Oggetto: D.M. 26/2/02 – siccita’ – maggiorazione delle attribuzioni di carburante agricolo agevolato. «Si è reso necessario effettuare irrigazioni di soccorso oltre a quelle normalmente effettuate».
11) http://www.mete089.it/aer/ar : taer25.htm Gianfranco Simonini di clima in Emilia-Romagna: dai dati termopluviometrici dell’ultimo decennio », novembre 1997.
12) Quaderno Tecnico ARPA-SMR nO04/2001 pag.29. Il documento è disponibile on-line presso il sito: www.regione.emilia-romagna.it arparivista.
13) Vedi l’articolo apparso su L’Unione Sarda online, 18/06/2002, «Guerra alle nuvole per la pioggia artificiale».
14) Michel Chossudovsky, Guerre climatiche, etc. in http://www.intermarx.com/ossinter/clima.htm
15) Jeremy Legget (a cura di) «Il rapporto Greenpeace sul riscaldamento della terra», 1992, p.118.
16) Dal sito http://www.greenpeace.it/archivio/clima/serra.htm
17) Renzo Bellina, «Tuoni& Fulmini» al sito Meteo89
18) Si consulti il sito http://www.desertification.it . Una notizia apparsa sul Washington Post del 14/03/2002.
L’articolista, Steven Ginsberg , riporta che in molti stati americani, come la Virginia, il New Jersey e la Pennsylvania, la persistente siccità che ha abbassato di molto il livello dei serbatoi e diminuita la portata dei fiumi, ha spinto le autorità locali a intraprendere una politica di risparmio dell’acqua, raccomandando ai cittadini di diminuirne il consumo e chiedendo all’Agenzia di Stato e alla altre istituzioni preposte di effettuare un maggior controllo sull’uso della risorsa. La situazione non è grave e non si può ancora parlare di emergenza; ma i bollettini sulle precipitazioni prevedono che il periodo di siccità si protrarrà ancora per molto e il livello di molti fiumi ha ormai raggiunto il minimo storico.

Articolo del 3 gennaio 2004, tratto dall’inserto del periodico Nexus Anno IX N.47

https://youtu.be/nXTxH0iY33Y

lL PROGETTO HAARP – Estratto da: “COSA NASCONDONO i NOSTRI GOVERNI?”


Intimamente connesso alle scie chimiche, il progetto HAARP (High-Frequency Active Auroral Research Project) è ufficialmente nato per studiare le proprietà della ionosfera terrestre.

Lo scopo dichiarato è quello di migliorare le comunicazioni e i sistemi di sorveglianza, come ad esempio lo sviluppo di nuove tecniche radar che permettano agevoli comunicazioni con i sottomarini e rendano possibili radiografie di terreni, in modo da rilevare armi o attrezzature a decine di chilometri di profondità; la rilevazione di oggetti che si muovono nell’aria (ad esempio aerei e missili Cruise a basse quote) e determinare quali siano armati e quali innocui; effettuare sondaggi geofisici per trovare petrolio, gas e giacimenti minerari su vaste zone… e un’altra serie di scopi scientifico-militari.

Tutto questo è possibile anche perché la nostra atmosfera è composta da particelle cariche, gli ioni, per cui possiede la proprietà di riflettere verso terra le onde hertz.

HAARP ha sede a Gakona, Alaska, ed è costituito fondamentalmente da 180 piloni di alluminio alti 22 metri. Su ogni pilone sono state installate doppie antenne a dipoli incrociati, una coppia per la banda bassa, l’altra per la banda alta, in grado di trasmettere onde ad alta frequenza fino a una distanza di 350 chilometri, grazie alla loro potenza.

Queste onde sarebbero indirizzabili verso zone strategiche del pianeta, tanto atmosferiche quanto terrestri.HAARP, sempre ufficialmente, studia le proprietà di risonanza della terra e dell’atmosfera: gli stessi fenomeni studiati da Nikolas Tesla. Credo però che i fini di HAARP non siano nobili come quelli del geniale scienziato.

Infatti, come spesso succede, bisogna andare oltre gli scopi ufficiali.

Negli anni ottanta, Bernard J. Eastlund, fisico texano del Mit di Boston, ispirandosi alle scoperte di Nikolas Tesla, registrò negli Stati Uniti il brevetto n° 4.686.605, denominato Metodo e attrezzatura per modificare una regione dell’atmosfera, magnetosfera e ionosfera terrestre, a cui ne fece seguire altri undici.

In uno di questi era descritta la proprietà riflessiva della ionosfera per utilizzi quali i sistemi di raggi energetici, esplosioni nucleari graduali senza radiazioni, sistemi di rilevamento e distruzione di missili nucleari e sistemi radar spaziali. Inoltre, queste invenzioni rendevano possibile la manipolazione del clima, ossia provocare la pioggia quando necessario per favorire l’agricoltura o neutralizzare fenomeni distruttivi, come tornado e uragani.

Poi, intervenne il governo e tutti i brevetti di Eastlund vennero dapprima sigillati con un ordine di massima segretezza, per passare infine alla E-Systems, una delle maggiori fornitrici di tecnologie avanzate dei Servizi Segreti di numerose potenze mondiali, assorbita dalla Raytheon, una delle quattro maggiori fornitrici della difesa USA, produttrice dei missili Tomahawk, Stinger (questi spesso finiti nelle mani di paesi “canaglia” e gruppi terroristici), e dei famigerati Bunker Buster.

Secondo le scoperte di Eastlund, dirigere la potenza di HAARP verso uno specifico punto della ionosfera la farebbe riscaldare al punto da innalzarla fisicamente, in modo da creare un rigonfiamento altamente riflettente, da lui definito “effetto lente”, in grado di convogliare i raggi del Sole sulla Terra con effetti devastanti.

La potenza di tali onde sarebbe tale da provocare modifiche molecolari dell’atmosfera causando, a seconda delle diverse frequenze, cambiamenti climatici, la possibile disgregazione di processi mentali umani e, forse, effetti sui movimenti tettonici di magnitudine imprecisata.

HAARP come strumento di controllo delle onde celebrali

Il nostro pianeta è circondato da una griglia magnetica, che permette uno scambio energetico tra le diverse zone, da cui partono i cordoni eterici che costituiscono la rete. Si crea così una relazione tra tutti gli esseri viventi, sia del pianeta che dell’universo: Sole, stelle ecc… come se fossimo un unico immenso organismo cosmico vivente e interagente.

Ogni individuo è collegato a tali griglie energetiche tramite la propria corteccia cerebrale, essendo la creatura dotata di una complessa struttura elettromagnetica in stretto collegamento con la struttura elettromagnetica del pianeta. Per cui, gli stadi della nostra coscienza sono dovuti all’attività elettrochimica del cervello che si manifesta attraverso onde elettromagnetiche: le onde cerebrali, appunto.

Inoltre, ogni attività cerebrale emette onde particolari che possono entrare in risonanza con le onde sonore esterne. È per questo che il cervello può essere “veicolato” attraverso determinate vibrazioni energetiche, stimolato a sintonizzarsi su una data frequenza (e quindi sull’attività celebrale che le corrisponde), perché esso è portato a funzionare come un insieme.

Altresì, il cuore umano emette un campo elettromagnetico che circonda l’intero corpo. Questo campo invia segnali a ogni cellula, segnali che incidono sulla salute fisica, mentale ed emozionale. Il campo di energia del cuore interagisce ed è influenzato dal campo elettromagnetico della Terra, così come con quello di altre persone, piante, animali incluso lo spazio, i pianeti e anche le stelle.

In questo stato di cose, quando i governi vogliono influenzare il nostro cervello, il nostro cuore e la nostra salute, non devono far altro che andare a deformare le onde elettromagnetiche della Terra che, in connessione con il nostro cervello, influenzano le vibrazioni dei nostri stati d’animo.

Già Nikolas tesla aveva scoperto che tutti i sistemi biologi risuonano secondo le onde alpha, tra i 6 e gli 8 hertz, e che la risonanza della terra (vedi la risonanza Shuman) vibra nello stesso intervallo di valori. Perciò, se è possibile controllare queste vibrazioni elettronicamente, è possibile altresì controllare il sistema mentale della natura biologica umana.

Di fatto, il cervello umano usa e registra le ELF (onde a bassissima frequenza), per cui frequenze intorno ai 10,8 hz causano insofferenza mentre quelle intorno ai 6,6 hz depressione.

Con l’atmosfera resa conduttiva dai metalli ionizzati, sistemi come quello dell’HAARP, interagendo con le scie chimiche, possono produrre frequenze in grado di risuonare e quindi influenzare il nostro sistema cerebrale (anche attraverso tutte le reti di comunicazioni istallate nelle nostre case o sul territorio).

Sempre Rosario Marcianò ha asserito che con il sistema HAARP vengono sparate nella ionosfera onde ad alta frequenza, leggermente sfasate, che rimbalzano nel suolo a bassa frequenza, quella che agisce sulla mente e sul comportamento umano.

Le basse frequenze vengono utilizzate inoltre per inviare dei comandi, utilizzando appunto suoni che non rientrano nel campo dell’udibile ma che sono percepiti dal cervello con un ordine. Ciò avviene soprattutto durante la notte, influendo sulla fase REM del sogno. Si vuol raggiungere un controllo mentale, rendendo le persone degli automi. L’atmosfera deve essere elettroconduttiva per far funzionare le stazioni HAARP al meglio, soprattutto attraverso una vasta diffusione di Bario, elemento costantemente presente nelle scie chimiche, proprio a causa della sua natura elettroconduttiva.

L’obiettivo che si sta già raggiungendo è quello di rendere elettroconduttiva anche la media e la bassa quota, attraverso le scie chimiche, simulando così le caratteristiche della ionosfera.

Ultimamente, perfino l’attuale presidente della russia, Vladimir Putin, ha confermato che la russia ha testato nuove armi psicotroniche che possono effettivamente trasformare le persone in zombie. Queste armi, che attaccano il sistema nervoso centrale delle loro vittime, sono state sviluppate dagli scienziati e potrebbero essere usate contro i nemici della russia oppure contro i dissidenti.

Putin ha descritto queste armi, che utilizzano radiazioni elettromagnetiche come quelle del forno a microonde, come nuovi strumenti per il raggiungimento di obiettivi politici e strategici.

L’utilizzo di questa tecnologia è stato annunciato dall’allora ministro della Difesa Anatoly Serdyukov. In seguito, il colonnello russo Anatoly Tsyganok ha detto che le armi erano state di recente testate per il controllo della folla, concentrando i loro effetti su un uomo in particolare, al quale è stata aumentata repentinamente la temperatura corporea, come se fosse stato gettato in una padella piena d’acqua ben calda.

Morie di animali e HAARP?
Il caso delle tortore morte a Faenza

Tra la fine del 2010 e i primi giorni del 2011, un inquietante avvenimento caratterizzò diverse nazioni del pianeta: la moria di diverse specie di uccelli e pesci.

Negli Stati Uniti, furono ritrovati morti oltre 5000 merli in Arkansas, circa 500 in Louisiana e qualche centinaia in Kentucky. Sempre in Arkansas, morirono più di 100mila pesci appartenenti alla specie Tamburo. Nello stesso periodo in Svezia, nella cittadina di Falkoepink, a 300 chilometri a Sud di Stoccolma, una pattuglia della Polizia Municipale rinvenne dei corvi stecchiti e agonizzanti in una delle strade principali della cittadina.Sempre nel gennaio 2011, in Brasile, furono ritrovati morti circa un quintale tra sardine, ombrine e pesci gatto. Nello stesso periodo altri cadaveri di pesci furono rinvenuti nella penisola di Coronale, in Nuova zelanda.

In Italia c’è stato il controverso caso di Tortore dal collare bianco, trovate morte a Faenza nei pressi dell’oleificio-distilleria Zamperei, agli inizi del gennaio del 2011.L’evoluzione che ha avuto la vicenda nel corso dei mesi è stata degna di una sceneggiatura hitchcockiana. Come cause del decesso sono state citate il cattivo tempo, l’indigestione, l’aviaria, le profezie… e, anche sul numero dei decessi, le notizie variavano di giorno in giorno. Dalle iniziali 400 tortore morte, si è arrivati a contarne oltre 3500, almeno ufficialmente.

L’indagine ha visto coinvolti contemporaneamente il Corpo Forestale dello Stato, le AUSL, l’ARPa e il WWF, le cui versioni, almeno inizialmente, contrastavano tra di loro.

Dopo pochissimi giorni dall’evento, la causa della moria fu attribuita a «un’indigestione di semi di girasole lavorato», come dichiarato da Rodolfo Ridolfi, consigliere dell’allora ministro Renato Brunetta e dell’istituto zooprofilattico di Lombardia e dell’Emilia Romagna, con sede anche a Lugo, dove furono portate le prime tortore morte. Questa diagnosi fu formulata perché nel gozzo dei volatili esaminati furono trovate abbondanti tracce del prodotto dei semi di girasole.

A chi contestava il fatto che la zona fosse frequentata anche da altri volatili, ad esempio i piccioni, Ridolfi ribatté che, come evidenziavano le lesioni al fegato, le tortore, secondo la letteratura scientifica, quando mangiano più del dovuto rischiamo di morire, cosa che non accade invece ad altri uccelli che condividono gli stessi spazi, quali gabbiani e piccioni. Tale versione fu confermata anche dal Corpo Forestale dello Stato.

Chi mostrò dei dubbi su tale versione fu il WWF, secondo cui la stessa concentrazione spazio/temporale dei decessi, la notevole quantità di uccelli morti nei pressi di uno stesso stabilimento, il decorso post-ricovero delle tortore recuperate rivelerebbero un quadro compatibile con un avvelenamento acuto da sostanze tossiche. A rafforzare tale ipotesi sarebbe stata la rapida necrosi del fegato e dei reni, quando i semi si trovavano ancora nel gozzo degli animali, non ancora scesi nell’esofago.

Il dottor Nannetti, direttore dei Servizi veterinari dell’AULS di Modena, in un’intervista all’agenzia di stampa Geapress di fine gennaio 2011, quando le tortore continuavano a morire, rispose che non poteva essere esclusa nessuna causa del decesso.

Fondamentali si sarebbero dimostrati i risultati tossicologici della sede centrale di Brescia dell’Istituto Zooprofilattico di Lombardia ed Emilia-Romagna e del corrispondente istituto con sede a Padova.

Intanto, la Procura della Repubblica di Ravenna che diede il via alle indagini, dirette dal dottor Cerioni e affidate unitamente all’ARPA e al Corpo Forestale dello Stato, nel marzo 2011 segretò le indagini relative alla morte delle Tortore dal collare bianco. Poi, nel giugno 2011, arrivò l’archiviazione del caso, con la conclusione che a uccidere gli oltre 3500 esemplari di questi volatili sarebbe stato un virus, il Paramyxovirus I (aPMV-1), che avrebbe dato origine a un’epidemia simile alla peste.

Giorgio Andreatta, del Corpo Forestale dello Stato, disse che probabilmente le tortore erano già debilitate da un lungo spostamento e che non trovarono un clima favorevole.

L’ipotesi del clima sfavorevole fu confermata anche da Paola Massi, direttrice dell’Istituto Zooprofilattico di Forlì, Rimini e Ravenna, che in una conferenza stampa disse che il freddo costituisce un problema per le Tortore dal collare bianco, provocando spesso la loro morte, soprattutto nei periodi tra novembre e febbraio. Ella dichiarò che, verosimilmente, le tortore sarebbero arrivate in massa con il virus già in incubazione, infreddolite, e si sarebbero poi gettate sugli scarti dei semi dello stabilimento. L’alta concentrazione degli uccelli nello stesso punto avrebbe quindi velocizzato la diffusione della malattia.

I semi dello stabilimento Tampieri, che dagli esami tossicologi risultarono non contaminati da pesticidi, neonicotinoidi e micotossine, furono così scagionati.

Nonostante le spiegazioni ufficiali non possiamo esimerci dal fare alcune riflessioni.

Il fenomeno di Faenza è stato improvviso e concentrato in un’area che normalmente non è protagonista di una moria tanto vasta di questo determinato tipo volatile. I dubbi aumentano collegando il caso di Faenza con altri casi, come quelli negli Stati Uniti.

Ritornando un attimo alla morte dei merli che si verificò qualche giorno prima in Arkansas, il dottor George Badley, considerato tra i migliori dello Stato, dichiarò alla NBC News che i merli morirono per un trauma agli organi. Il loro stomaco era vuoto, il che escludeva il veleno. Si riscontrò inoltre che erano morti a mezz’aria e non nell’impatto con il terreno. Poi, il fatto che i Merli dalle ali rosse volino in stormi vicini, fa aumentare le possibilità che abbiano subito un forte urto in volo.

Anche se le tortore di Faenza sono morte mentre mangiavano, sempre secondo le dichiarazioni ufficiali, sorge spontanea la domanda: se HAARP avesse mandato in corto circuito i sistemi di navigazione di uccelli?

Uccelli e pesci possono essere sensibili a impercettibili variazioni di frequenza. Entrambi si spostano in modo altamente coordinato, di conseguenza si muovono e comunicano attraverso frequenze.

Potrebbe il dispositivo HAARP in Alaska aver mandato in cortocircuito i loro sistemi di navigazione?

O, forse, questo è l’inizio di un effetto a cascata dovuto a decenni di inquinamento da campi elettromagnetici e onde ELF intorno al pianeta, provenienti da una vasta gamma di moderni mezzi di comunicazione?

Felce e Mirtillo, nell’intervento già menzionato, ha dichiarato che queste morie di animali verificatesi quasi contemporaneamente in diversi parti del mondo sono state una dimostrazione di forza degli eserciti che controllano il progetto HAARP correlato con le scie chimiche, con l’intenzione di mostrare che con quest’arma sono in grado di distruggere tutte le specie viventi del pianeta.

Collegando questa dichiarazione con quanto detto dall’ex capo dell’FBI di Los Angeles, Ted Gunderson, riguardo la moria di pesci e uccelli, c’è molto da riflettere sui diversi scopi di HAARP collegati alle scie chimiche.

STAZIONI H.A.A.R.P MOBILI E LA MODIFICA DEL CLIMA

Esistono stazioni H.A.A.R.P. mobili, impiegate dalla Marina degli Stati Uniti d’America. L’immagine, che correda l’articolo, ritrae il “Sea based H.A.A.R.P”. X-band radar (S.B.X.), una di queste piattaforme usate a complemento dei vari impianti H.A.A.R.P. dislocati in vari paesi del pianeta (Stati Uniti, Norvegia, Russia, Francia…) [1] Sul ponte della S.B.X. è installata una particolare struttura, componente chiave della “Missile Defense Agency”(M.D.A.), sistema G.M.D. 



La “nave” militare include una centrale per la produzione di energia elettrica, un ponte, sale di controllo, alloggi per il personale, aree di stoccaggio e le infrastrutture necessarie a sostenere l’enorme radar in banda X. Ilradar S.B.X. è un apparato molto sofisticato. Il sistema radioricevente “phased array antenna” è costituito da migliaia di antenne azionate da moduli di rice-trasmissione. Il radar è progettato e costruito dalla “Raytheon Integrated Defense Systems” (si ritiene che la “Raytheon”, una delle magiori industrie belliche mondiali, sia controllata, attraverso società di comodo, dal Vaticano, n.d.t.) per la “Boeing”, il più importante appaltatore per il progetto negli Stati Uniti, attuato dalla “Missile Defense Agency”. 

H.A.A.R.P. esiste. Il programma H.A.A.R.P. non è un segreto. Sul sito ufficiale è spiegato che con H.A.A.R.P. si colpisce temporaneamente una zona limitata della ionosfera. Le finalità sarebbero “scientifiche”. In realtà sono sì irradiati campi ad alta frequenza su alcune aeree della ionosfera, ma, sfruttando la lieve discrepanza tra due propagazioni elettromagnetiche ravvicinate nel tempo, sulla Terra vengono riflesse onde a bassa frequenza, consentendo pesanti manipolazioni geofisiche e climatiche. [2] 

La Stanford University conosce e pubblica rapporti sulle attività condotte negli impianti H.A.A.R.P. Si veda 


[1] Si noti che i riscaldatori ionosferici H.A.A.R.P. sono ubicati per lo più lungo la “cintura del fuoco”, la fascia costellata da vulcani e solcata da faglie… una singolare correlazione. 

[2] Recentemente l’insigne scienziato brasiliano Fran De Aquino ha compiuto un’importantissima ricerca su H.A.A.R.P., giungendo alla conclusione che il sistema in oggetto può essere collegato a fenomeni tettonici e climatici indotti. Si legga C. Penna, “Il rinomato fisico Fran De Aquino ha realizzato uno studio per dimostrare che H.A.A.R.P. può generare terremoti, cicloni e riscaldamento localizzato”, 


https://youtu.be/bvrvt684Guc


Fonte: trentslist.org 

SCIE CHIMICHE ED ONDE ELETTROMAGNETICHE: L’ATMOSFERA TRASFORMATA IN UN PLASMA MORTALE

Grazie agli studi della giornalista indipendente Carolin Williams Palit, di Kafka (pseudonimo) ed attraverso altre nostre indagini, si è giunti alla conclusione che l’atmosfera, per mezzo delle attività chimiche ed elettromagnetiche, è stata trasformata, almeno in parte, in un plasma elettroconduttivo. 

Il plasma, altrimenti definito quarto stato della materia, è un gas ionizzato, ossia un gas ai cui atomi sono sottratti gli elettroni. La presenza di cariche libere rende il plasma elettricamente conduttivo di modo che esso si accoppia fortemente con i campi elettromagnetici. In tal modo, in questo stato della materia, il grado di ionizzazione è sufficientemente elevato a tal punto che le interazioni elettromagnetiche tra le particelle cariche (ioni ed elettroni) sono determinanti per l’evoluzione dinamica del sistema. Si può ottenere un plasma, ionizzando fortemente un gas per riscaldamento. Ora, l’atmosfera è una miscela di gas (azoto, ossigeno, biossido di carbonio etc.): se essa viene riscaldata, ad esempio con raggi ultravioletti (si consideri la deliberata distruzione dello strato di ozono), raggi X, raggi gamma, microonde, si può ionizzare. Tale ionizzazione positiva, come osserva correttamente la Palit, è favorita dalla dispersione nella biosfera di alluminio, rame e bario, tutti metalli elettroconduttivi.

Chiarito ciò, il sistema più efficace per creare condizioni un po’ più accettabili, sembra dunque l’uso di ionizzatori. In particolare, potrebbe rivelarsi utile, per risanare gli ecosistemi, un potentissimo generatore di ioni negativi.

Gli ioni negativi, che riducono gli effetti dannosi degli inquinanti, prima che cominciasse l’infame operazione scie chimiche, in zone di alta montagna si aggiravano sui 2.000 per centimetro cubo, mentre oggi sono fortemente ridotti. Il consiglio di molti medici di trascorrere gli ultimi giorni della settimana all’aria aperta non ci pare molto saggio, considerando che le irrorazioni chimico-biologiche si intensificano proprio in quei giorni.

A causa dell’inquinamento legato ai gas di scarico degli automezzi, alle emissioni degli impianti industriali e dei mortali inceneritori, ma soprattutto per via delle scie tossiche, i benefici ioni negativi si sono ridotti, nelle aree urbane e suburbane, a 10-20 per centimetro cubo!
Negli ambienti interni, fonti di inquinamento sono specialmente il fumo di sigaretta e le fotocopiatrici.
La carenza di ioni negativi può causare difficoltà respiratorie, bruciore agli occhi, senso di spossatezza, irritabilità, stati d’ansia, ridotte capacità di concentrazione.

Gli ionizzatori sono efficaci in caso di asma, bronchiti, difficoltà respiratorie, febbre da fieno, riniti allergiche, cefalea, tensione nervosa, insonnia, paradentosi, ipotonia, ipertonia, glaucoma, nevrosi, eczemi, diabete, intossicazioni croniche e nel caso di diversi disturbi del sistema cardiovascolare.

Sarebbe auspicabile l’installazione, in punti strategici, di grossi “cannoni”, basati sul principio dei piccoli ionizzatori da appartamento, per la generazione di ioni negativi. Ciò al fine di contrastare la trasformazione della nostra atmosfera in un medium plasmatico caricato di ioni positivi.

Fonti:
Enciclopedia delle scienze, Milano, 2005, s. v. ionizzazione e plasma
Kafka (pseudonimo), Un ambiente di plasma elettroconduttivo, 2008
C. W. Palit, Che cosa sono veramente le scie chimiche, 2008
M. Teodorani, Entanglement L’intreccio nel mondo quantistico: dalle particelle alla coscienza, Diegaro di Cesena, 2007

PROGETTI MILITARI STATUNITENSI PER “CONTROLLARE IL CLIMA” ENTRO IL 2025

Diceva il Generale Fabio Mini nel 2008

“Il programma ‘Owning the Weather in 2025’ è partito nel 1999… obiettivo di possedere il tempo meteorologico entro il 2025 a fini militari, questo è il programma perchè è finanziato dall’aeronautica militare statunitense non è finanziato da McDonald che vuole vendere gli hamburger, quindi questo è un programma che sta andando avanti e se tanto mi dà tanto, se l’obiettivo finale è al 2025, nel 2008 noi abbiamo già qualche risultato lo dobbiamo avere altrimenti chi è che investe i soldi avrebbe già chiuso i rubinetti dei fondi.” 

Mini aveva riaffermato la sua tesi qualche anno dopo. Sì era dichiarato ancora più convinto, la guerra ambientale non è una ipotesi, la guerra ambientale è in atto.

Lo studio dell’aeronautica militare statunitense “Weather as a Force Multiplier: Owning the Weather in 2025” del 1995,  delineava i piani da sviluppare per conseguire nell’arco di 30 anni il controllo del tempo meteo a livello globale. Secondo Mini gli obiettivi in esso delineati non parlavano di possedere il clima, ma di possedere in un determinato luogo, in un determinato momento il controllo del meteo, lo spazio atmosferico, per condurre operazioni belliche: per esempio, spiega il generale, irrorando le nubi con ioduro d’argento, altre sostanze chimiche o polimeri, per dissolverle oppure spostarle. Si tratta della possibilità di destabilizzare una regione o paese, in qualsiasi parte del mondo.  VEDI QUI  http://www.nogeoingegneria.com/interviste/gen-fabio-mini-a-firenze/

RIASSUNTO

 NeI 2025 Ie forze aerospaziali USA potranno “possedere il clima” mettendo a frutto le tecnologie emergenti e lo sviluppo di quelle rivolte ad applicazioni belliche. Tale capacità fornisce ai combattenti la possibilità di dare forma a battaglie spaziali con modalità finora impossibili, fornisce opportunità ad operazioni d’impatto in tutto lo spettro del conflitto ed e pertinente a tutti i futuri possibili. Lo scopo di questa scritto e quello di delineare una strategia per l’uso di un futuro sistema di modificazione del clima per il conseguimento di obiettivi militari, piuttosto che per la fornitura di una dettagliata mappa stradale tecnica.

 In quanta tentativo ad alto rischio/alto guadagno, la modificazione del clima presenta un dilemma non dissimile da quello della scissione dell’atomo. Mentre alcuni segmenti della societa saranno sempre riluttanti a prendere in considerazione questioni controverse come la modificazione del clima, le tremende capacità militari che potrebbero derivare da quest’ambito vengono ignorate a nostro rischio e pericolo. Dal miglioramento di operazioni amichevoli o dal disturbo di quelle nemiche tramite l’adattamento in piccola scala di moduli naturali del clima fino al completo dominio delle comunicazioni globali e al controllo controspaziale, la modificazione del clima offre al combattente un’ ampia gamma di possibili azioni per sconfiggere o costringere un avversario. 

Per una capacita integrata di modificazione del clima sono necessari avanzamenti tecnologici in cinque aree principali: 

(1) tecniche avanzate di modellamento non-lineare, 

(2) capacita computazionale, 

(3) raccolta e trasmissione delle informazioni, 

(4) schieramento di un sensore globale e 

(5) tecniche di intervento sui clima. Alcuni strumenti di intervento esistono gia da ora ed altri potranno essere sviluppati e raffinati in futuro.

 Le attuali tecnologie, che matureranno nel corso dei prossimi trent’anni, offriranno a chiunque disporrà delle necessarie risorse la possibilità di modificare gli schemi climatici e gli effetti corrispondenti, almeno su scala locale. Le attuali tendenze demografiche, economiche ed ambientali creeranno delle tensioni globali che daranno a molte nazioni o gruppi l’impeto necessario a far sì che la modificazione del clima si tramuti da possibilità in capacità reale. Negli USA la modificazione del clima diverrà probabilmente parte della politica di sicurezza nazionale, con applicazioni su scala interna ed internazionale. II nostro governo perseguirà una politica di questo genere, secondo i suoi interessi, a vari livelli. Tali livelli potrebbero includere: azioni unilaterali, partecipazione ad organizzazioni di sicurezza come la NATO o internazionali come l’ONU, oppure la partecipazione ad una coalizione. 

Presumendo che nel 2025 la nostra strategia di sicurezza nazionale includerà la modificazione meteorologica, ne deriverà naturalmente l’uso nella nostra strategia militare nazionale. Oltre ai significativi benefici che una capacità operativa garantirebbe, un’ulteriore motivazione per perseguire la modificazione del cIima e quella di fungere da deterrente e contrasto contro potenziali avversari. In questo documento dimostriamo che un appropriato utilizzo della modificazione del clima puo fornire il dominio del campo di battaglia, fino ad un grado sinora mai immaginato. In futuro tali operazioni miglioreranno la superiorità di superficie ed aerea e forniranno nuove opzioni per la conformazione e la padronanza del campo di battaglia. La tecnologia è qui a portata di mano, aspettando che noi ce ne appropriamo; nel 2025 potremo “possedere il clima”. 

Autori: Ronald 1. Celentano; Tamzy 1. House (Consigliere di FacoWt); David Mark Husband; Ann E. Mercer; James B. Near (Consigliere di Facolta); James E. Pugh; William B. Shields (Fonte: Intelligence, no. 93, 15 febbraio 1999; dal documento “2025: Weather as a Force Multipler”, presentato da personale militare all’Aviazione Militare USA nell’agosto del 1996) 

L’ articolo Progetti militari statunitensi per ‘controllare il clima’ entro il 2025 era pubblicato su Nexus New Times 24 luglio – agosto 2000

Trovate il documento (tradotto da NoGeoingegneria) in forma integrale al link riportato qui sotto. Molti sono gli spunti che se ne possono trarre. 

 Il tempo atmosferico come moltiplicatore della forza: possedere il tempo entro il 2025

(testo in italiano)

Weather as a Force Multiplier: Owning the Weather in 2025

(testo originale)


UN SUPER SPRAY PER IL CONTROLLO DEL CLIMA

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Alla scoperta della geo-ingegneria climatica: tecniche di frontiera per il controllo del riscaldamento planetario. Ma con quali rischi?

Modificare artificialmente il clima del pianeta per raffreddarlo? Potrebbe non essere una buona idea (© George Hammerstein /Corbis)

Può uno spray essere la soluzione ai problem di surriscaldamento del nostro pianeta? Secondo David Keith e James Anderson, due ingegneri di Harvard, sì. I due si stanno infatti preparando a spruzzare nell’atmosfera uno speciale composto chimico che dovrebbe riflettere i raggi solari prima che si arrivino sulla Terra, contribuendo così a ridurne la temperatura. 

L’aerosol che fa bene al pianeta. Forse

Keith e Anderson condurranno il loro curioso esperimento irrorando l’aria sopra Fort Sumner, nel New Mexico (USA) con un aerosol a base di fosfati spruzzati da uno speciale pallone a 20.000 metri di quota. La loro idea è quella di replicare l’effetto di raffreddamento provocato dalle grandi eruzioni vulcaniche, che eruttando ceneri e detriti negli strati più alti dell’atmosfera, impediscono ai raggi solari di raggiungere il suolo facendone così abbassare la temperatura.

Il test, che dovrebbe aver luogo entro i prossimi 12 mesi, sarà condotto da un ente di ricerca sulla geo-ingegneria finanziato con diversi milioni di dollari da Bill Gates, il fondatore della Microsoft. 

Giù le mani dal clima

Ma un esperimento del genere non sarà pericoloso? In effetti il mondo scientifico è piuttosto perplesso: gli esperti sostengono che le conseguenze di una simile procedura sono difficilmente prevedibili e potrebbero compromettere pesantemente il ciclo dell’acqua e la produzione di cibo. E secondo i gruppi ambientalisti, se avesse successo, sarebbe anche peggio perchè ridurrebbe l’impegno di governi e organismi sovrannazionali nella riduzione delle emissioni di CO2.

«Il test sarà condotto direttamente nell’atmosfera perchè in laboratorio non è possibile ricreaere le complesse interazioni tra tutti gli elementi dell’ambiente reale» ha spiegato Anderson in una recente intervista al Guardian. «Questo test comunque non servirà a variare il clima ma solo a testare l’efficacia del processo». Uno dei punti più complessi sembra infatti la messa a punto di molecole di solfati della giusta dimensione. 

Meno pioggia per tutti

Ma i gruppi ambientalisti non ci stanno e chiedono alle autorità americane di non concedere le autorizzazioni per l’esperimento: sostengono infatti che i modelli messi a punto durante le eruzioni vulcaniche possano offrire al mondo accademico tutte le informazioni necessarie, senza ulteriori rischi. Uno studio della European Geoscience Union da poco pubblicato sostiene che la riduzione artificiale dell’irraggiamento del pianeta potrebbe ridurre del 20% le precipitazioni in Sud America del 15% in Europa e Asia. Keith e il suo collega son invece molto tranquilli: lo studio di fattibilità del loro esperimento commissionato qualche mese fa a un’azienda aerospaziale Americana ha dato esiti positivi. Lo scorso autunno il governo britannico ha vietato Spice (Stratospheric Particle Injection for Climate Engineering) un esperimento simile che prevedeva l’irrorazione dell’atmosfera con acqua: molte associazioni non governative hanno sonoramente protestato sostenendo che questo test era solo un cavallo di Troia per l’avvio su vasta scala di esperimenti di controllo del clima.

Fonte http://www.focus.it 

http://www.focus.it/ambiente/natura/uno-spray-per-controllare-il-clima-230712-22112